L’impatto del Cloud Computing sul Sistema Paese e sul modo di fare impresa in Italia

Editoriale di Corrado Passera

Amministratore Delegato presso illimity

Ho partecipato come Advisor ad una interessantissima ricerca della The European House Ambrosetti e promossa da Microsoft Italia sul contributo che il Cloud Computing potrebbe dare al miglioramento delle produttività e della crescita in Italia.

La insufficiente dinamica della produttività del nostro Paese è uno dei problemi più gravi, ma per affrontarlo è necessario andare oltre le analisi superficiali che spesso si fa di questo tema.

Che la crescita e la produttività siano un problema è certo sia guardando l’andamento in valori assoluti (Figura 1 a pag. 77 del rapporto), sia guardando i confronti internazionali (Figura 3 a pag. 79 del rapporto).

Spesso ci si ferma a questa analisi mentre la nostra ricerca analizza le diverse componenti di questo trend complessivamente negativo e individua i “buoni” e i “cattivi” (Figura 5 a pag. 82 del rapporto).



Il manufacturing ha avuto un trend molto più positivo mentre la Pubblica Amministrazione costituisce una grave zavorra. Guai, cioè, a fare di tutta l’erba un fascio e bocciare complessivamente l’Italia senza appello: anche dal punto di vista della produttività ci sono tante Italie tra di loro molto diverse!

Ma per mettere a punto le policies più adeguate, bisogna andare ancora più a fondo nell'analisi perché anche all'interno del mondo manufacturing esistono trend molto diversi per le diverse categorie dimensionali delle imprese (Figura 22 a pag. 99 del rapporto).

Siamo campioni di produttività in talune classi dimensionali e questo deve giustificare un certo ottimismo sulle potenzialità del nostro Paese. È invece urgente intervenire con decisione sulle imprese più piccole: piccolo non è bello quando si parla di produttività.

La produttività è funzione di molti fattori strutturali e microeconomici, ma certamente le nuove tecnologie costituiscono una leva formidabile per aumentare la produttività. Tra queste tecnologie, il Cloud Computing è tra le più facilmente e rapidamente utilizzabile.

Il mio interesse per il Cloud Computing è diventato entusiasmo negli ultimi due anni nell'immaginare e nel realizzare la nostra Banca illimity.

Solo grazie a una architettura nativamente e integralmente in Cloud Computing, e a un supporto estremamente efficace da parte di Microsoft, illimity in meno di due anni si è trasformata da una idea, da un PowerPoint, a una banca quotata allo STAR, con oltre 3 miliardi di attivo, 500 collaboratori e un ROE già oggi nell’intorno del 5%. Qui finisce lo spot su illimity, ma, ripeto, la scelta di essere “fully in cloud” è stata fondamentale.

Il Cloud Computing ha avuto in questi anni una larga diffusione in tutto il mondo, il mercato globale per soluzioni Cloud è cresciuto moltissimo e ci si attendono investimenti estremamente rilevanti anche in futuro.

In questo contesto tuttavia l’Italia è rimasta relativamente indietro nella transizione: la quota di imprese che adottano soluzioni Cloud è inferiore rispetto alla media europea e rispetto al best performer, il Regno Unito.

Dalla ricerca sono emersi con forza i vantaggi strutturali del Cloud Computing. Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% di chi le ha implementate, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Nei periodi di grande cambiamento, vincono le imprese che sanno adattarsi più velocemente ai cambi di scenario. Quasi tutti gli intervistati hanno indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale. Tra i benefici seguono poi una migliore gestione dei picchi di lavoro, un maggiore controllo dei costi, un incremento della sicurezza informatica.

Sono pure emersi i principali ostacoli che hanno per ora frenato la diffusione del Cloud Computing tra i quali emerge chiaramente il problema delle competenze, oltre che gli iniziali costi di migrazione

In sintesi, chi ha adottato il Cloud Computing è sostanzialmente soddisfatto e gli utilizzatori di Cloud Computing hanno quasi tutti in programma di continuare ad investire in quella direzione.

Da qui le tre proposte concrete focalizzate sulle aree più critiche
Proposta 1: Accelerare la migrazione della PA sul cloud per migliorarne sia la qualità che i costi. Per questo si propone – un po’ provocatoriamente - di passare da 11.000 data centers attuali della nostra PA centrale e locale a 11 – da 11.000 a 11 – o, al massimo a poche decine, valorizzandone nel tempo i migliori, privati o pubblici che siano. Il risparmio annuale possibile sarebbe misurabile in almeno 1 miliardo di Euro all’anno. Ma gli effetti sarebbero significativi non solo in termini di costi, ma anche in termini di efficacia ed efficienza. E permetterebbe anche di rendere più facile la realizzazione degli open data a supporto di tanti diversi ecosistemi.

Proposta 2: Stimolare l’adozione di soluzioni Cloud da parte delle PMI per migliorare la qualità e la produttività. Per ottenere questo risultato si propongono forti incentivi all’adozione di Cloud Computing da parte, soprattutto, delle PMI. Industria 4.0, ora Transizione 4.0, prevedono questo tipo di investimento, ma noi suggeriamo una dotazione specifica per la transizione verso il Cloud Computing. Magari utilizzando semplicemente i risparmi derivanti dalla proposta 1. Il Centro Studi dell’European House Ambrosetti stima che il solo allineamento delle PMI italiane all’attuale utilizzo di Cloud Computing delle PMI inglesi, porterebbe ad un aumento cumulato del PIL di oltre 20 miliardi in 5 anni. Ma anche in questo caso i benefici andrebbero ben oltre l’aumento diretto del PIL.

Proposta 3: Costruire un Piano integrato delle Competenze Digitali. Fattore abilitante all’innovazione digitale e quindi anche all’adozione diffusa del Cloud Computing sono le Digital Skills che, a loro volta dipendono dalla Digital Education. Già oggi in Italia alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro in questi settori non sono coperti per mancanza di candidati con la formazione adeguata. Si propone pertanto di introdurre sistematicamente la Digital Education nel nostro Paese in tutti i cicli scolastici fin dall’asilo investendo molto anche sulla formazione dei formatori; di creare un filone di formazione tecnica nei settori dei dati e del web sia attraverso

Istituti Tecnici che ITS dedicati (Web Academies); di favorire lauree triennali professionalizzanti, sia lauree STEM dedicate; di diffondere il cosiddetto Long Life Long Education.

In sintesi: si tratta di proposte concrete che ci paiono coerenti con priorità emerse sia a livello governativo che europeo. Forse buone idee per utilizzare un pezzettino del Recovery Fund.